Dietro la facciata piuttosto sobria del 17 quai d’Anjou, sull’Île Saint-Louis, si è svolta una delle storie più sorprendenti della Parigi letteraria del XIX secolo. Nell’attuale Hôtel de Lauzun, allora chiamato Hôtel Pimodan, a partire dal 1844 un gruppetto di scrittori, artisti e medici si ritrovava attorno a quello che passerà alla storia con il nome di Club des Haschischins. Charles Baudelaire e Théophile Gautier partecipavano a questi incontri, organizzati in un ambiente caratterizzato da boiserie dorate e soffitti affrescati che esiste ancora oggi.
L’iniziativa è legata in particolare allo psichiatra Jacques-Joseph Moreau di Tours, che all’epoca si interessava agli effetti della cannabis sulla percezione e sulla mente. I partecipanti si ritrovavano a casa del pittore Fernand Boissard e prendevano parte a sedute soprannominate «antaisies». Lì si consumava soprattutto l’hashish sotto forma di una preparazione chiamata dawamesk. L’esperienza era tanto medica quanto letteraria: in un’epoca affascinata dai sogni, dall’Oriente e dagli stati alterati di coscienza, quelle serate offrivano agli scrittori un nuovo terreno di osservazione.
Théophile Gautier racconta del Club degli Haschischins già nel 1846

Il club deve gran parte della sua fama a Théophile Gautier. Nel febbraio 1846, pubblica sulla Revue des Deux Mondes un testo intitolato Le Club des hachichins, in cui racconta una di quelle serate e le strane sensazioni provocate dall’esperienza. Il racconto trasforma rapidamente questi incontri riservati in un episodio famoso della bohème parigina.
Anche Charles Baudelaire era strettamente legato a quel luogo, dato che a metà degli anni ’40 dell’Ottocento abitava all’Hôtel Pimodan. Ma il suo ruolo è stato a volte esagerato. La BnF ricorda che probabilmente non ne faceva un grande uso e che partecipava alle sedute piuttosto occasionalmente. Lo stesso Gautier spiegherà in seguito che Baudelaire ci veniva raramente e più che altro come osservatore. Questa esperienza alimenterà comunque la sua riflessione sulle droghe e la creazione, sviluppata in particolare in *Les Paradis artificiels* nel 1860.
Costruito a partire dal 1656, l’Hôtel de Lauzun vanta alcuni degli arredi privati del XVII secolo meglio conservati di Parigi: soffitti affrescati, boiserie dorate, camini e saloni affacciati sulla Senna. Baudelaire aveva una stanza lì, mentre anche Gautier e Roger de Beauvoir fanno parte degli scrittori che hanno frequentato quel posto.
Acquistato nel 1928 dal Comune di Parigi, l’edificio ospita soprattutto attività istituzionali e di ricerca, ma al momento è chiuso al pubblico fino a nuovo avviso. Una porta chiusa che, quasi suo malgrado, alimenta la fama di questo posto dove, quasi due secoli fa, una parte della Parigi romantica veniva a mettere alla prova i limiti dell’immaginazione.
Luogo: Hôtel de Lauzun, 17 quai d’Anjou, 75004 Parigi
Orari: L’hotel è attualmente chiuso al pubblico