Qualche grammo in meno in una confezione di cereali, una bottiglia che passa da 1 litro a 900 ml, sei prodotti in una confezione invece di otto… senza una corrispondente riduzione di prezzo. Questa pratica ha un nome: la shrinkflation, o “réduflazione” in francese.
In Francia non è vietata. Però, dal 1° luglio 2024, i supermercati con una superficie superiore a 400 metri quadrati devono avvisare i clienti quando la quantità di un prodotto preconfezionato diminuisce e il suo prezzo al chilo, al litro o all’unità aumenta.
Fino a 15.000 € di multa per una catena
Nei negozi interessati, l’etichetta deve indicare la quantità precedente e quella nuova, oltre alla variazione del prezzo unitario. La normativa impone persino una formulazione specifica: «Per questo prodotto, la quantità venduta è passata da X a Y e il suo prezzo al kg è aumentato del … % o di … €». L’indicazione deve rimanere visibile per due mesi a partire dalla messa in vendita del nuovo formato.

La norma non riguarda solo i prodotti alimentari. Può riguardare anche una bottiglia di shampoo, un fusto di detersivo, un pacco di carta assorbente o una confezione di spugne. Sono interessate sia i marchi nazionali che i marchi dei distributori. In compenso, i prodotti venduti sfusi e alcuni generi alimentari il cui peso varia durante la preparazione, come quelli venduti al reparto gastronomia, non rientrano in questo obbligo specifico.
Un supermercato che non rispetta questo obbligo di informazione rischia una sanzione amministrativa. Il Codice del consumo prevede una multa fino a 3.000 € per una persona fisica e 15.000 € per una persona giuridica, che nella maggior parte dei casi corrisponde all’azienda che gestisce il negozio. La DGCCRF può anche richiedere l’adeguamento alle norme e rendere pubblica la propria decisione.